BUONA STRADA !

BUONA STRADA !

In questa contemporaneità così scellerata, tra crisi pandemiche e crisi economiche, ce n’è  una che ci attanaglia e ci accomuna. La crisi di nervi! Quella che improvvisamente ci assale quando, al volante della nostra auto, bolide o utilitaria che sia, ci imbattiamo suo e nostro malgrado, in un ciclista. Manigoldo, rifiuto sociale, avanzo di galera che, impudicamente decide di inforcare una bicicletta, mostruoso strumento meccanico inspiegabilmente sopravvissuto all’epoca contemporanea. Il binomio uomo-bicicletta dà origine a questo spregevole essere, il ciclista, capace perfino di occupare una porzione di carreggiata di quella strada, regno incontrastato e incontrovertibile del di contro automobilista, il binomio vincente uomo-auto, per velocità, per forza. Il vero anello di congiunzione tra sapiens e modernità. Il ciclista, perditempo per definizione, nullafacente per evidenza, si frappone tra l’automobilista e il lavoro, lo sviluppo economico e sociale. È il ciclista che con la sua fastidiosa lentezza rallenta quella crescita del prodotto interno lordo per cui, al contrario, l’automobilista si sacrifica a discapito di tutto, sicurezza compresa, propria ma soprattutto altrui. E non ci sono zone franche, zone neutrali che,  esistono persino tra le due Coree, o tra israeliani e palestinesi. Non esistono tra ciclisti e automobilisti. Ogni tratturo, strada bianca, sterrata, statale o provinciale che sia è terreno di scontro, campo di battaglia! Colpi prolungati di clacson e sorpassi al limite del tentato omicidio fanno il verso al gesto dell’ombrello e dito medio su. Senza esclusione di insulti reciproci. L’automobilista non riesce  a riconoscere l’esistenza dello “Stato libero della bicicletta ” alla stessa stregua dei musulmani che non riconoscono lo Stato di Israele. In questa ormai incancrenita diatriba scomodare l’ Onu per trovare un compromesso, potrebbe apparire eccessivo e soprattutto inutile visto che da anni non riesce a sanare nemmeno le liti condominiali nel palazzo di vetro. La politica però soprattutto quella nostrana, qualcosa dovrebbe e potrebbe fare. Ad esempio limitando il traffico ai soli residenti in tutte quelle strade secondarie ( o terziarie se si può dire) meglio riconosciute come intercomunali, comunali e vicinali che sempre più l’automobilista erudito utilizza per evitare il traffico delle vie di comunicazione principali, senza peraltro farsi accompagnare da quella prudenza necessaria su collegamenti che sono spesso di campagna, violando sistematicamente ogni limite e divieto. La politica locale dovrebbe in questi casi si, stimolare l’utilizzo di sistemi di dissuasione (autovelox) anziché in superstrada dove i margini di sicurezza sono ben più alti. Sensibilizzare al rispetto reciproco e delle regole esistenti potrebbe essere il tema di una corposa campagna di informazione sul modello “pubblicità progresso “, utilizzata spesso in passato per dare impulso a movimenti di opinione. Anche la parte debole di questo conflitto, il ciclista, deve assumersi le proprie responsabilità. Innanzitutto non considerando la strada come un velodromo in cui fare il cavolo che si vuole ma rispettando tutte le normative del codice stradale. Definire ciclovia delle abazie (così recitano i cartelli in essa apposti) la strada che collega Montecosaro a San Claudio, passando per la stazione di Trodica è fuorviante e pericoloso. Inutili sono i limiti di 40 km orari e gli avvertimenti di pedoni e ciclisti sulla carreggiata. Urgono piuttosto controlli e restrizioni, prima che qualche ignaro ciclista, magari forestiero, finisca per avere un incontro troppo ravvicinato con un solerte automobilista intento a far crescere il pil nazionale di cui sopra. Non utilizzare le direttrici principali da parte dei ciclisti e quelle secondarie da parte degli automobilisti, potrebbe essere un buon accordo di cui gli amministratori dovrebbero farsi garanti custodendo in maniera decente il manto stradale, apportando limitazioni di transito e garantendo gli opportuni controlli. Buona strada a tutti! 

kappaelle

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